mercoledì 14 marzo 2012

Barbato: il parlamentare "anticasta" paga 3500 euro alla portaborse in nero!

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Francesco barbato, parlamentare dell'IDV, ha cercato in questi ultimi anni di costruirsi un'immagine come fustigatore dei vizi e dei privilegi della casta (come se lui non ne beneficiasse...).
 Ma tra il dire e il fare c'è di mezzo... la realtà!
 E così già da un po' di tempo è venuta fuori la storia dell'ex portaborse che ha fatto causa al parlamentare per aver lavorato in nero alle sue dipendenze... Barbato aveva sempre negato, ma ora vengo a sapere che il procedimento davanti al tribunale del lavoro si è concluso con il pagamento da parte di Barbato di 3500 euro alla ex portaborse...

 Al mio paese a chiusura di una causa paga chi ha colpa, voi che ne dite!?

Parlamentari ed ex-parlamentari: sei deputati siciliani fanno ricorso per avere il doppio incredibile stipendio!

OFF
Credete che non sia possibile in Italia sommare uno stipendio (ricchissimo) a una pensione (altrettanto ricca)!?
 Sbagliate! Se appartenete alla Casta potete!
 A maggior ragione se vivete in una regione a "statuto speciale". E' il caso di tredici deputati siciliani che insieme allo stipendio da parlamentari prendevano anche il vitalizio da ex membri del parlamentino regionale siciliano. Una norma ad hoc che gli permetteva di essere contemporaneamente parlamentari ed ex parlamentari per lo Stato Italiano.
 Con il minimo sindacale di buon senso, nel gennaio 2011 questa possibilità è stata cancellata. Ma sei di questi personaggi hanno fatto ricorso alla Corte dei Conti per riavere accesso al cumulo dei due benefici!
 Ecco i nomi:
 Calogero Mannino (gruppo misto),  Giuseppe Firrarello (Pdl), Vladimiro Crisafulli (pd), Salvo Fleres (forza del Sud), Sebastiano Burgaretta (pdl), Alessandro Pagano (pdl).

Però ci sono tante persone che sostengono l'utilità delle regioni!

Ex deputati denunciano mobbing

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(ANSA) - ROMA, 14 MAR - Violazione dei diritti previdenziali e contributivi e addirittura mobbing: è quanto sarebbe accaduto ad alcuni ex parlamentari cessati dal mandato secondo la denuncia del presidente della commissione Lavoro della Camera Silvano Moffa, che ha presentato una risoluzione nella quale si chiede al governo di intervenire sul fronte normativo. Un impegno, quello che viene richiesto all'Esecutivo, che presenta ''evidenti profili di carattere politico'', dice il viceministro Michel Martone.

I tagli agli stipendi dei parlamentari? Non si fanno. L’abolizione dei vitalizi? A Montecitorio scatta la ribellione. Nessuno lascia, semmai qualcuno raddoppia, come i 200 superprivilegiati che prendono una pensione da ex parlamentare e una da ex consigliere regionale. Le auto blu? In Italia restano 72.000, mentre in tutta la Gran Bretagna sono 195. A uno degli ex giudici della Corte costituzionale hanno provato a toglierla. Risposta: «No, mi serve: viaggiare in treno è un problema». Si capisce. È un problema. Dare meno soldi ai partiti? Non scherziamo. In dieci anni ne hanno ricevuti il 1000 per cento in più. Li chiamano «rimborsi elettorali», in realtà sono una truffa al contribuente. E se la Lega si è potuta permettere investimenti speculativi a Cipro e in Tanzania, la Margherita, anche se morta da almeno tre anni, ha preferito farsi rubare la metà del suo gruzzolo dall’ex tesoriere. Già, ma come faceva ad avere ancora 25 milioni di euro sul conto? Diminuire le spese del Palazzo? Figuriamoci. Mentre gli italiani arrancano per colpa della crisi, gli stipendi dei dipendenti di Palazzo Chigi sono cresciuti del 15,2 per cento in un anno. Eliminare le Province o almeno ridurne gli sprechi? Ma quando mai. La Provincia di Palermo paga 43 ore di straordinario agli spalatori di neve nel mese di luglio e quella di Treviso si è rifatta il look spendendo 500.000 euro solo per le poltrone. Il fatto è che sono spudorati, ma proprio tanto. Li avete sentiti parlare? «Andare in pensione a 50 anni è un mio diritto acquisito.» «15.000 euro al mese? Non mi bastano per sopravvivere.» Con i tagli ai costi della politica si riempiono solo la bocca o, al massimo, il portafoglio. Spudorati. E il risultato è sotto gli occhi di tutti: loro hanno le tasche piene; gli italiani, invece, ne hanno piene le tasche. 
E hanno anche la faccia tosta di dire che soffrono di mobbing. Tutti vorremmo essere perseguitati come lo sono loro!

domenica 11 marzo 2012

per l'onorevole, il mutuo a tassi straordinari.

OFF
 "Quello per i senatori è il top del top, ha un tasso variabile dell'1,57%. E' una pacchia". A parlare è un impiegato della filiale BNL dentro a Palazzo Madama. L'onorevole era entrato in banca per chiedere un mutuo per l'acquisto di una casa. "E' una pacchia di cui possono beneficiare anche altre persone - gli ha
 detto il dipendente Bnl - ma ci deve stare sempre un senatore dietro". Il video è stato trasmesso ieri sera da Piazzapulita su La7.

 Sul testo della convenzione è scritto chiaramente: "Condizioni particolari per senatori in carica, cessati dal mandato, gruppi parlamentari, dipendenti in servizio o in quiescenza". Quell'aggettivo - "particolari" - è la chiave di tutto. Spiega i tassi agevolati di cui può usufruire chi ha la fortuna di avere un conto alla Bnl di Palazzo Madama. Spiega le condizioni di favore di cui si gode anche al Banco di Napoli della Camera, dove il massimo scoperto va (secondo i racconti dei correntisti) dai 12 ai 20mila euro. Spiega perché - con una telecamera nascosta - l'onorevole Barbato sia riuscito a dimostrare a Piazzapulita quanto sia più conveniente - per chi gira in Parlamento - avere un prestito in banca. "Il tasso presentato al deputato era sbagliato - precisa Bnl - nessun mutuo è stato mai acceso a quelle condizioni". Repubblica è però riuscita a vedere l'accordo (sebbene considerato "privato" dagli uffici del Senato e della banca) e a verificare che i tassi applicati sono, oltre che particolari, decisamente vantaggiosi.

I MUTUI
Partiamo dai mutui a tasso fisso a 10 anni: con un tasso irs del 2,25% (è quello fissato a livello internazionale, pagato dalla banca) la maggiorazione è dello 0,70. Sul mercato, il più favorevole ha una maggiorazione del 3,10. A 20 anni, mentre a Palazzo Madama bisogna aggiungere al tasso irs lo 0,85%, un cittadino qualsiasi aggiunge almeno il 3,20. A 30 anni, solo l'1,30 per un senatore o un commesso, il 3,40 per chi non gode di convenzioni. Sui variabili, considerando l'euribor a 6 mesi, la maggiorazione accordata dalla banca del Senato è dello 0,70% a 10 anni, dello 0,75 a 15, dello 0,85 a 20, dell'1,10 a 25, contro condizioni di mercato (le migliori) che vedono una differenza di quasi un punto e mezzo, dal 2,50 al 3%.

L'ISTRUTTORIA
Meglio ancora i costi della pratica: 150 euro (su mutui on line se ne trovano da 600 a 2.500 euro). "Eppure - assicura Bnl - negli ultimi tre anni i senatori che hanno acceso mutui si contano sulle dita di una mano. I dipendenti sono stati solo 27. C'è stato un momento in cui un'altra convenzione, per la pubblica amministrazione, era più conveniente".

LE CONVENZIONI
Di accordi privilegiati ce ne sono stati, ad esempio per enti di previdenza, ma - spiegano alcuni bancari - sono accordi commerciali: l'istituto offre un pacchetto di servizi, guadagna su una cosa, magari perde un po' su un'altra, ma ad accendere un mutuo a persone con stipendi alti e sicuri (come avviene in Parlamento) si rischia meno. Semmai, mormora qualcuno, "da cittadino trovo sconveniente che un'istituzione imponga una gara al ribasso. Che dicano invece: vogliamo pagare come tutti gli altri". "Tra poco ci sarà la nuova gara - spiega il questore pd di Palazzo Madama Benedetto Adragna - potremmo perfino strappare regole più vantaggiose. Deve però essere chiaro che il Senato non sborsa un euro per questo. La banca offre condizioni vantaggiose per fornire il servizio, non c'è un costo che ricade sui cittadini". Tra l'altro, di quei privilegi godono anche i giornalisti parlamentari che aprono un conto lì.

LA CAMERA
Ammette, Adragna, che quei tassi sono privilegiati. Il suo collega questore della Camera, l'onorevole Albonetti, dice invece che al Banco di Napoli "sono più in linea col mercato". E addirittura "rivisti al rialzo dopo la crisi". Sarà, ma due anni fa un deputato - lo rivela lui stesso - ha avuto un mutuo variabile a dieci anni con un tasso maggiorato dello 0,65% più l'euribor a un mese. A Montecitorio la convenzione è nascosta meglio: è un'intesa privata, "è il mercato bellezza". Alle istituzioni, però, si può chiedere trasparenza anche su questo. Accordi e convenzioni sui siti, ad esempio. Basta un clic.


Annalisa Cuzzocrea



In aggiunta dei tanti privilegi della casta dei politici. Per fortuna che avevano detto che molti ne avrebbero tolti!
Continuate a prenderci per i fondelli e poi lamentatevi che "non c'è più fiducia nella politica". La sfiducia non è nella politica ma nei politici che non fanno politica ma solamente i loro interessi!

sabato 10 marzo 2012

Fisco, un "bollino blu" per i commercianti onesti

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L'idea lanciata dal direttore dell'Agenzia delle Entrate: andrebbe esposto in vetrina per certificare che l'esercente paga regolarmente le tasse.

Il direttore dell'Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, ha lanciato l'idea di istituire un "bollino" che attesti l'onestà fiscale dei negozianti: attaccato alla vetrina del negozio, farebbe in modo che tutti sappiano che quel commerciante paga le tasse. "Dovremo approfondire - ha detto Befera - se e a quali condizioni l'Agenzia possa impegnarsi a rilasciare pubblici attestati di riconoscimento di correttezza fiscale".
Già nelle ultime norme è stato introdotto un sistema di "premi" per i contribuenti che optano per il regime della trasparenza: semplificazioni e maggiore assistenza fiscale. Ma l'idea dell'attestato o della targa, da esporre in bella vista, che certifichi l'onestà fiscale, avrebbe un impatto certamente più forte, così come già si è sensibili a chi produce nel rispetto dell'ambiente, per fare un esempio.

Per il direttore delle Entrate è infatti da chiedersi "se in larghi strati della popolazione, in particolare nelle generazioni più giovani, non stia sempre più maturando una sensibilità rispetto al tema dell'equità fiscale". Perché "tutto quello, o almeno una parte significativa, di quanto proviene dalla lotta all'evasione fiscale deve essere destinato a ridurre il carico fiscale dei contribuenti onesti".

Befera ha precisato di parlare "a titolo personale", ma ha aggiunto: "E' un fatto che il governo attuale ha detto di volersi muovere in questa direzione, seppure, com'è inevitabile, nel rispetto dei tempi e delle condizioni derivanti dai vincoli stretti di finanza pubblica".

Poi una parola sui blitz, ultimo in ordine di arrivo ieri quello sui locali impegnati nella Festa dell'8 Marzo. "Le azioni che stiamo portando avanti riscuotono il consenso dell'80% degli italiani". Infine il redditometro: è in dirittura d'arrivo. "Lo vedrò la prossima settimana - ha annunciato Befera - e lo metteremo online prima delle dichiarazioni dei redditi" così i contribuenti potranno controllare per tempo se il loro reddito è in linea con i parametri del nuovo strumento fiscale che misura la capacità di spesa.
Devo ridere o piangere?
Ecco un'altra stupidaggine al posto di una lotta seria all'evasione fiscale!
Perché non si vuole fare una lotta seria? Basterebbe attuare la detrazione all'americana (mi dai la fattura perché io possa scalarmela dalle tasse) e fare un accordo con la svizzera per tassare gli esportatori di valuta.
Befera fa finta di non rendersi conto che questa idea comporterebbe solo mazzette per ottenerlo, anche se non meritato, e subito falsificazioni dei predetti bollini.
Finché i primi evasori sono i nostri politici di tutte le estrazioni, una seria lotta all'evasione in Italia non si farà mai!
Per quanto attiene al "redditometro" chi è onesto non ne ha bisogno e chi è disonesto non lo utilizzerà.
I "blitz" sono utili ma sono per gettare fumo negli occhi allo scopo di non adottare provvedimenti seri.
Finitela di prendere in giro gli italiani onesti con tutte queste pulcinellate.

Londra non si scusa e accusa "Italia inaffidabile su ostaggi"

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Nessuna scusa e spiegazioni poco convincenti. Si può riassumere così il comportamento del governo britannico nei confronti dell’Italia sconvolta dal fallito blitz in Nigeria delle forze speciali di Sua Maestà, che si è concluso con la morte del nostro connazionale, Franco Lamolinara, e del suo collega inglese, Chris McManus.
Ieri le autorità del Regno Unito hanno fatto una serie di dichiarazioni, non sempre chiare e talvolta contrastanti, per spiegare perché l’Italia non sia stata informata dell’assalto per liberare i due ostaggi nelle mani delle milizie islamiche nel nord-ovest del Paese africano. Prima da Londra hanno detto che il governo di Roma era a conoscenza dell’azione, poi invece che è stato informato solo ad operazione compiuta. Anche sull’eventuale assenso delle nostre autorità ci sono state versioni contrastanti. Secondo il ministro della Difesa, Phil Hammond, gli italiani sono stati informati «mentre veniva presa la decisione di agire», anche se non hanno «specificamente autorizzato l’operazione». Già queste parole, di uno dei collaboratori più vicini al premier David Cameron, non fanno molta chiarezza. Come, infatti, gli italiani potevano dare o meno il loro assenso a una missione che era già in corso? Dopo Hammond è stata la volta di un portavoce di Downing Street: la sua versione: l’ipotesi del blitz era stata discussa con le controparti italiane negli ultimi nove mesi. «Non sono al corrente di nessuna obiezione da parte di Roma».
Anche questa versione non regge molto visto che è normale che fra le opzioni ci sia quella dell’assalto armato. Nemmeno il ministro degli Esteri, William Hague, ha aiutato a chiarire i fatti: «Ancora ieri (giovedì, ndr) ne abbiamo discusso col governo italiano, ma la decisione è stata molto rapida e abbiamo avuto un periodo di tempo molto limitato che ha impedito un’informazione preventiva. Pertanto l’Italia è stata informata ad operazione in corso». Fatto sta che da Londra non è arrivata mezza scusa all’Italia, anzi difendono, con la solita retorica neocolonialista, l’operato delle loro tanto celebrate forze speciali. Sembra addirittura che il raid sgangherato degli Special Boat Service (SBS) sia stato un successo, nella grande tradizione britannica del vinciamo anche se perdiamo, che va dalle spiagge di Dunkerque della seconda guerra mondiale agli odierni campi di calcio. Basta citare il commento alla BBC di Sir David Richards, capo di Stato maggiore, secondo cui la missione fallita in realtà è stata un successo perchè ha dato una forte scossa ad Al Qaeda nella regione e ora i leader locali temono più che mai le forze occidentali. Ma per capire cosa veramente pensino i britannici della diatriba diplomatica con l’Italia si deve leggere il commento del giornalista David Blair, pubblicato dal Telegraph. «I britannici dicono che non negoziano e non considerano pagamenti di riscatti, mentre gli italiani hanno una tendenza ad adottare un atteggiamento, diciamo, più pragmatico. Se hai un alleato con questa reputazione lo includi nella decisione di lanciare una missione rischiosa di soccorso?».
di Alessandro Carlini

E tre! Prima Brasile, poi India ora Regno Unito; questa è la considerazione che all'estero hanno dell'Italia grazie ai nostri politici.

mercoledì 7 marzo 2012

Milano, Lega nella bufera. Pm: mazzette per un milione

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Un'altra inchiesta della Procura di Milano scuote i piani alti della Regione Lombardia e soprattutto squarcia un velo su un presunto giro di tangenti da oltre un milione di euro che sarebbero finiti agli esponenti locali della Lega Nord. Dopo i casi di "mazzette" che hanno riguardato Penati, Nicoli Cristiani e Ponzoni - e dunque nell'ordine un esponente del Pd e due del Pdl - gli inquirenti milanesi sono ora sulle tracce di versamenti illeciti utilizzati, secondo l'accusa, dal Carroccio a livello territoriale. Uno dei più noti esponenti lombardi del partito guidato da Umberto Bossi, il "maroniano" Davide Boni, attuale presidente del Consiglio regionale, è finito indagato per corruzione (una decina di episodi), assieme al capo della sua segreteria, Dario Ghezzi, e a Marco Paoletti, fino a qualche mese fa consigliere provinciale della Lega, poi sospeso e passato al gruppo misto.
Secondo la ricostruzione del procuratore aggiunto di Milano Alfredo Robledo e del pm Paolo Filippini, Boni e Ghezzi, a cui la Guardia di Finanza, nel corso di una serie di perquisizioni, ha notificato un'informazione di garanzia, avrebbero gestito "affari illeciti" e spartito tangenti che l'architetto Michele Ugliola e il cognato Gilberto Leuci avrebbero concordato con alcuni imprenditori, tra cui Luigi Zunino e Francesco Monastero (legato al gruppo Sile Costruzioni).

Il tutto affinché alcuni amministratori locali, anche essi destinatari di parte dei profitti illeciti, favorissero gli interessi immobiliari degli imprenditori in diverse aree di Milano e dell'hinterland, soprattutto per la realizzazione di centri commerciali. In alcuni casi si tratta di progetti ancora "attuali". Boni, in particolare, avrebbe ricevuto, tra il 2008 e il 2010 quando era assessore regionale all'Edilizia e al Territorio, buste di contanti anche nei suoi uffici in Regione.
 
Mazzette per un totale di oltre un milione di euro, tra soldi promessi ed effettivamente versati, finiti anche nelle mani di Ghezzi e che sarebbero andati non nelle tasche dei due ma - questa è l' ipotesi degli inquirenti - a finanziare in ordine sparso le iniziative estemporanee della Lega, attraverso esponenti locali. E' per questo che i pm stanno valutando anche la possibilità di contestare il reato di finanziamento illecito ai partiti. Un quadro accusatorio che intende far luce su una sorta di "sistema Lega", che non tocca però via Bellerio, ma basato su un metodo di "rastrellamento" e di "distribuzione" di profitti illegali, accomunato nei corridoi della Procura al vecchio meccanismo di "tangentopoli".
Nell'ambito dell'inchiesta - nata da una "costola" dell' indagine su presunte tangenti che ha coinvolto la passata amministrazione di Cassano d'Adda e che nel maggio 2011 ha portato in carcere l'allora sindaco Edoardo Sala - i militari della Gdf hanno perquisito oggi gli uffici in Regione di Boni e Ghezzi. Il blitz ha riguardato anche Zunino e Monastero, entrambi indagati assieme a Ugliola, Leuci e Paoletti. Boni - il quale ha dichiarato la sua "totale estraneità" ai fatti e ha dato la sua "piena disponibilità a chiarire" la sua posizione - e Ghezzi, come si legge nel decreto di perquisizione, "utilizzavano gli uffici pubblici della Regione come luogo di incontro per concludere accordi nonché per la consegna dei soldi".
Per gestire insomma "affari illeciti", incontrando gli altri coindagati anche di recente. Secondo i pm, "é dimostrato il pieno coinvolgimento" di entrambi nel giro di mazzette, nel quale Ugliola - già coinvolto alla fine degli anni '90 nella "tangentopolì di Bresso" - fungeva da "raccordo" tra il livello locale e regionale. Un sistema che, a detta degli investigatori, riguarda anche altri piccoli imprenditori e che ha continuato a funzionare fino a qualche mese fa. A carico di Boni e del suo stretto collaboratore ci sono una serie di interrogatori resi a investigatori e inquirenti dai coindagati, tra cui un paio di verbali della fine dell'anno scorso di Paoletti e dichiarazioni dello stesso Ugliola, il primo a collaborare con i magistrati, oltre ad una serie di intercettazioni, tra cui diverse telefonate tra Paoletti e Monastero. Alcuni atti dell'inchiesta sono stati trasmessi per competenza alla Procura di Monza che indaga sul cosiddetto "sistema Sesto", perché lo stesso Ugliola avrebbe intrattenuto rapporti anche con amministratori e imprenditori per progetti a Sesto San Giovanni.
 
 
Premesso che i politici sono (quasi) tutti uguali, ricordo che un proverbio dice che "l'occasione fa l'uomo ladro".
Bisogna diminuire le occasioni: diminuzione al 50% dei deputati, eliminazione del senato e quindi dei senatori, riduzione delle regioni da 20 a 4 senza possibilità di legiferare ma solo di amministrare (così gli italiani saranno tutti uguali dalle alpi al lilibeo), riduzione delle provincie del 50% e accorpamento dei comuni con meno di 2000 abitanti.
Pensate a quanti mangiapane a ufo in meno e quindi quante possibilità di rubare in meno.
E' più facile per un pastore controllare 10 pecore o 1000?
Meditate, gente, meditate.

martedì 6 marzo 2012

Non compriamo indiano!

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La Lega delira: "Lucio Dalla cantore italiota del Sud per colpa della mamma non Padana.."

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 Lucio Dalla, la sua scomparsa, la sua musica, il suo ricordo. Ancora polemiche: se il cordoglio sembrava unanime, se a parere di tutti le sue canzoni potevano entrare nella storia della musica pop italiana, la Lega Nord però ha voluto distinguersi, per bocca della sua emittente ufficiale, Radio Padania Libera, con parole choccanti. 
 All'interno della trasmissione «Arte Nord», Andrea Rognoni ha voluto dire la sua: Lucio Dalla è simbolo di «un'Italia che non vorremmo». Dalla, Bolognese spurio con padre padano e madre di origini pugliesi, era un cantore «italiota» delle «esigenze e delle richieste» che vengono dal Sud. Il suo era un «eclettismo un po' fazioso e calcolato del cantautore, mirato ad accontentare tutti i gusti del pubblico. Ma specialmente quello del centro-sud». 
 Un Dalla corrotto, quindi, dal fatto di avere nelle sue vene un sangue non puramente padano e una visione del mondo «postsessantottina, cattocomunista ed ecumenista» che spesso emergeva nelle sue canzoni. Le più belle e ascoltabili, comunque, rimangono quelle «scritte in Padania», conclude Rognoni: «Altrimenti resta il Dalla italiota, sagace autore dell'Italia tricolorita».
 La Lega insomma non si smentisce: la critica "nordista" e razzista a Lucio Dalla non l'avevamo ancora sentita...
 Qui l'audio della trasmissione di Radio Padania: 

Bossi shock: "Monti rischia la vita, il Nord lo farà fuori"

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Il leader leghista spara a zero sul premier Monti e sul governo in occasione di un comizio a Piacenza per presentare la candidatura a sindaco di Massimo Polledri. "Rischia la vita, il Nord lo farà fuori", ha detto il senatùr a chi gli chiedeva se Monti durerà anche dopo il 2013.

Idv: "Bossi parla come un terrorista"
"Bossi parla come un terrorista. La violenza verbale del leader leghista ormai ha raggiunto vette pericolose e non basta giustificarlo perché non sta bene. I vertici della Lega prendano le distanze e smentiscano le parole truci e inqualificabili di Bossi che incitano alla violenza": così Massimo Donadi capogruppo Idv alla Camera. "Tutti i partiti e le istituzioni le condannino - aggiunge - perché il confronto politico, per quanto aspro, non può e non deve travalicare i limiti dell'odio e dell'istigazione alla violenza".

Vendola: ''Linguaggio violento, non folklore"
"Bossi usa un linguaggio inaccettabile in un consesso civile. Bisogna smetterla di considerare folklore l'uso di un linguaggio violento e intollerante da parte del leader leghista": così Nichi Vendola, presidente di Sinistra Ecologia Libertà. 'Tanto più si manifesta la differenza di opinioni con il premier Monti, tanto più alto deve essere il rispetto della persona. A Monti - conclude - va tutta la nostra più sincera e convinta solidarietà".
 
Che la politica economica del Governo guidato dal prof. Monti non è condivisibile, è un fatto, altro fatto è dimostrare il dissenso, altro ancora è dire certe frasi, e con quei toni da bulli di paese.
Se un cittadino qualunque avesse pronunciato in pubblico le parole che da anni va dicendo il signor BOSSI sarebbe già stato arrestato o internato in una casa di cura per dementi. Mi chiedo come le autorità di questo paese possano ancora tollerare il linguaggio e i gesti volgari e indecenti dei signori leghisti, non è questo l'esempio per le giovani generazioni. Peccato che gli anziani non se ne rendano conto e sembrano apprezzare le farneticazioni deliranti dei capi leghisti. E' ora di smetterla, non ne possiamo più.