OFF
Un recente dossier diffuso dalla Corte dei Conti
ricostruisce la mappa degli sprechi nelle varie regioni, individuando tanti casi
eclatanti che, considerati assieme, costano ai cittadini quasi trecento milioni
di euro. Frodi, abusi, corruzione, speculazioni, incauti investimenti nella
finanza dei derivati e gestione disinvolta della cosa pubblica, distribuiti da
nord a sud del Paese. Il giro d'Italia del malgoverno passa dalle opere fantasma
in Friuli Venezia Giulia e Molise al clientelismo nella ricostruzione
dell'Abruzzo dopo il terremoto del 2009, dalle malversazioni nella gestione
dell'eterna emergenza rifiuti in Campania al giro di mazzette nelle camere
mortuarie degli ospedali di Milano, fino agli sprechi nella sanità diffusi un
po' ovunque. Buco dopo buco, scopriamo dove finiscono i soldi degli italiani.
Gli sprechi della casta non conoscono confini, almeno tra
le regioni italiane. Dai presunti rimborsi illeciti costati tra 500 mila e 1
milione di euro alla Provincia autonoma di Bolzano, ai 50 milioni distribuiti “a
pioggia” tra il 2000 e il 2008 dal Comune di Firenze come premi al personale. In
Umbria la Corte dei Conti ha ricordato le istruttorie riguardanti i costi della
politica, con danni derivanti da rimborsi gonfiati, da usi impropri di auto di
servizio, da sospetti viaggi istituzionali in Sud America. Un sindaco è finito
sotto processo per una serie di reati tra i quali "l’aver stabilmente piegato lo
svolgimento delle pubbliche funzioni al perseguimento di interessi privati
consistenti in vantaggi politico/elettorali, mantenimento delle posizioni di
potere e/o sviluppo della carriera, vantaggi economici per se stesso e per
soggetti legati da vincoli di vicinanza politica, amicizia e, per lo stesso
Sindaco, altresì da vincoli sentimentali". I danni in Umbria arrivano anche
dall'amministrazione dello Stato: quasi 13 milioni di euro sono andati in
polvere insieme all'esplosione di una riserva di munizioni nello Stabilimento
Militare di Baiano di Spoleto. L'esplosione ha proiettato un consistente numero
di ordigni anche nell'area circostante danneggiando edifici civili e
disseminando ordigni inesplosi, con conseguente creazione di una "delicata
situazione di pericolo per gli abitanti".
A un amico non si può dire no. Sembra questo uno dei
principi cardine di molti amministratori in giro per l'Italia, che non mancano
di distribuire favori con i soldi dei cittadini in cambio di benefici tutti
privati. Il presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, ha sottolineato
come la corruzione abbia ormai assunto una "natura sistemica", che oltre al buon
andamento, al prestigio e alla dovuta imparzialità della Pubblica
Amministrazione, pregiudica anche l'economia della nazione. Alcuni casi sono
forse poco gravosi ma molto significativi, come le contravvenzioni stradali
legittimamente elevate in Abruzzo e mai riscosse sulla base, si ipotizza, di
amicizie personali di amministratori e dipendenti di polizia. In Molise aree
pubbliche vengono concesse a privati per la realizzazione di parchi eolici con
una procedura selettiva che la Corte giudica ""anomala e del tutto informale".
Altri casi pesano come macigni sulle casse erariali, come i circa 43 milioni di
euro sprecati per l’attività di bonifica di siti inquinati e di stoccaggio dei
relativi rifiuti nel litorale Domizio Flegreo e Agro Aversano, in Campania.
Un capitolo a parte meritano i contratti di consulenza
esterna per ottenere apporti di competenze magari già disponibili tra i
funzionari pubblici, e invece pagati a peso d'oro. La Regione Piemonte per
progettare il palazzo destinato agli uffici istituzionali e amministrativi ha
assegnato un appalto alla società presieduta dal famoso architetto Massimiliano
Fuksas, con costi sostenuti pari ad oltre 22 milioni di euro. La Corte dei Conti
denuncia le consulenze "inutili" della Provincia di Napoli, con un danno di un
milione e mezzo di euro, e di tanti altri Enti Locali. In Sicilia sotto
osservazione sono i conferimenti di incarichi a soggetti privi di requisiti o
tramite procedure illecite: a Palermo il servizio di vigilanza nei mercatini
cittadini è stato affidato a sette società che avevano presentato un unico
progetto "fotocopia". A Genova consulenze milionarie hanno preso la strada del
trasporto pubblico cittadino, con conseguenze sui bilanci del Comune e sui
biglietti degli autobus. L'ingresso in Amt della società francese Transdev è
costato, a giudizio della Procura regionale, un supplemento di oltre 10 milioni
di euro + Iva spalmato in sei anni di consulenze continuative, per ottenere un
know-how "assolutamente indeterminato e pienamente identificabile con i tipici
compiti della direzione aziendale".
Ogni opera pubblica, in Italia, sembra condannata a
realizzarsi con un buco, dal quale fuoriescono indebitamente milioni di euro a
carico dei cittadini. A Venezia la Corte dei Conti segnala un danno erariale di
quasi 3 milioni e mezzo di euro riconducibile alla progettazione, realizzazione
e manutenzione del Ponte della Costituzione , firmato dall’archistar Santiago
Calatrava, con un incremento dei costi finali pari quasi al 75% rispetto al
progetto preliminare e una dilatazione dei tempi di realizzazione da 456 a 2052
giorni. E con il risultato finale di un attraversamento scivoloso che ha già
colpito numerose vittime, con conseguente pagamento di risarcimenti. Poco
inferiore il danno erariale dovuto all'acquisto a prezzo ipervalutato di un
palazzo dell'Inail, poi rimasto parzialmente inutilizzato, a Casalecchio di
Reno, in Emilia Romagna: 3 milioni e 300 mila euro se ne vanno a seguito del
sovraprezzo e del sovra-dimensionamento dell’immobile. A Genova un parcheggio
interrato su più piani è stato progettato e messo in cantiere all'interno di un
parco urbano del Comune – il Giardino dell'Acquasola – sottoposto a vincolo
storico-paesaggistico. Dopo aver interrotto la fruizione del parco per anni e
abbattuto alberi secolari, l'area è stata posta sotto sequestro e vari
amministratori e funzionari dovranno rispondere di danni patrimoniali,
ambientali, da disservizi e al bene culturale.
Gli sprechi, in Italia, prendono spesso la forma delle
opere incompiute, avviate con grandi sperperi di denaro pubblico e mai
consegnate ai cittadini. Molte opere "fantasma" sono di tali dimensioni da
saltare subito all'occhio dell'opinione pubblica, fomentando la sfiducia nelle
istituzioni. Altre volte le perdite per le casse pubbliche derivanti dai singoli
casi sono di minor entità e sfuggono all'attenzione della stampa, ma se sommate
lungo tutta la regione per regione raggiungono cifre da capogiro. Se in
Friuli-Venezia Giulia si spendono 600 mila euro per allestire un museo
multimediale a Trieste senza vederlo poi realizzato, in Sardegna si acquistano
imbarcazioni, di cui una di grosso cabotaggio, per lasciarle poi ormeggiate e
inutilizzate per diversi anni, non essendo stato preventivamente programmato il
loro possibile impiego e mancando il personale specializzato per condurle. Anche
il piccolo Molise ha i suoi grandi sperperi: oltre 6 milioni di euro è il costo
sostenuto per un collegamento marittimo tra il porto di Termoli e la Croazia che
non è mai salpato, a causa dello scioglimento della società mista
pubblico-privato creata ad hoc, ma senza alcuna procedura di gara.
sabato 2 marzo 2013
sabato 16 febbraio 2013
Finmeccanica, l’India annulla la commessa degli elicotteri. E la Francia ne trae vantaggio.
OFF
di Andrea Indini.
Lo stop della commessa è un’opportunità per le aziende francesi. Mentre i pm affondano Finmeccanica, Hollande vola dal premier Singh. E firma nuovi contratti.
“Quando la praticano gli americani si chiama lobby; quando la fanno gli altri, diventa corruzione”. In una intervista alla Stampa jagdish bhaqgwati, professore alla Columbia University di New York e studioso del Council on Foreign Relations, spiega chiaramente come il modus operandi, portato avanti anche da Finmeccanica in India, sia la prassi nei mercati internazionali.
Non sono, però, d’accordo i pm italiani la cui crociata giustizialista contro una delle nostre eccellenze sta mandando in fumo migliaia di posti di lavoro aggravando pesantemente la crisi economica.
di Andrea Indini.
Lo stop della commessa è un’opportunità per le aziende francesi. Mentre i pm affondano Finmeccanica, Hollande vola dal premier Singh. E firma nuovi contratti.
“Quando la praticano gli americani si chiama lobby; quando la fanno gli altri, diventa corruzione”. In una intervista alla Stampa jagdish bhaqgwati, professore alla Columbia University di New York e studioso del Council on Foreign Relations, spiega chiaramente come il modus operandi, portato avanti anche da Finmeccanica in India, sia la prassi nei mercati internazionali.
Non sono, però, d’accordo i pm italiani la cui crociata giustizialista contro una delle nostre eccellenze sta mandando in fumo migliaia di posti di lavoro aggravando pesantemente la crisi economica.
Il risultato immediato è un assist al presidente franceseFrancois
Hollande che è subito volato a Nuova Delhi per sfruttare lo
stallo italiano.Il presunto scandalo, che ha portato all’arresto
dell’amministratore delegato Giuseppe Orsi, rischia di
arrecare pregiudizi pesantissimo nei confronti del colosso italiano fino
a perdere i vecchi contratti già firmati e minare l’aggiudicazione di
nuove commesse. L’India ha già avviato l’annullamento dell’ordine degli
elicotteri AugustaWestland sottoscritta nel 2010. Secondo quanto riporta
il Times of India, il ministero della Difesa indiano avrebbe
già inviato alla divisione britannica di Finmeccanica un avviso per
concedere una settimana di tempo per addurre ragioni valide per non
annullare il contratto. E, mentre il governo di Nuova Delhi dà il ben
servito all’Italia, Hollande corre dal premier Manmohan Singh
per banchettare sulla debolezza di Finmeccanica. “C’è stato un
positivo passaggio dai rapporti commerciali allo sviluppo e alla
produzione congiunta di avanzati sistemi di difesa in India, che
espanderà la nostra la nostra partnership strategica India-Francia”,
ha assicurato Singh al termine di un lungo incontro con Hollande che,
sfruttando lo stallo italiano, si è portato al suo seguito un folto
stuolo di aziende d’oltralpe. Come riporta Milano Finanza,
nella missione indiana di Hollande erano infatti presenti i manager di
Eurocopter ingolositi dal vuoto che verrebbe a crearsi nel campo della
difesa con Finmeccanica fuori gioco. Non è, infatti, un mistero il fatto
che l’incontro tra Hollande e Singh abbia già fruttato alla Francia un
contratto da circa 4 miliardi di euro per lo sviluppo
congiunto di un sistema di difesa anti missile a corto raggio. Il primo
inquilino dell’Eliseo non intende fermarsi qui. Si tratta, infatti, per
sottoscrivere nuove commesse per il caccia Mirage 2000 e il sottomarino
Scorpene.“Non stupisce che nella folta delegazione a seguito di
monsieur le président si trovino anche esponenti di Thales,
Ariane-Space, Eads e Dessault – si legge su MF - questi ultimi,
esattamente un anno fa, hanno soffiato al gruppo di piazza Monte Grappa
la maxi commessa da 10 miliardi per la fornitura di 120 caccia
all’aviazione indiana”.
Nel frattempo, in Italia, la magistratura continua a bastonare duramente Finmeccanica. Mentre il governo indiano bloccava i pagamenti sui rimanenti elicotteri non ancora consegnati dal gruppo, Orsi è stato interrogato nel carcere di Busto Arsizio dal gip di Busto Arsizio, Luca Labianca. Durante l’interrogatorio l’ad di Finmeccanica ha consegnato la lettera di dimissioni dall’incarico di presidente. Una decisione dettata dalla speranza di riuscire a “rasserenare il clima che si è venuto a creare in conseguenza delle indagini”. Clima che, purtroppo, la magistratura continua a infuocare.
Lo sport preferito dai magistrati italiani: il masochismo.
Non sono a favore delle "mazzette", ci mancherebbe altro, ma neppure all'azione giustizialista al limite del masochismo della magistratura in questa occasione.
D’altra parte, dopo la debolezza palesata dal governo italiano sulla vicenda Marò, l’India ha capito di poter fare la voce grossa nei nostri confronti ed attuare il diktat "di concedere una settimana di tempo per addurre ragioni per loro valide per non annullare il contratto". Certo, tenersi la mazzetta italiana e rimediare anche quella francese fa molto comodo agli indiani!
Appare in ogni caso scontato come l’ennesima indagine della magistratura su Finmeccanica provochi evidenti danni all’azienda, ma ciò che stupisce maggiormente è l’arresto stesso di Orsi. Un fatto assurdo, in quanto è noto che tutte le imprese che operano su contratti importanti all’estero debbano pagare tangenti per avere le commesse. Se è vero, com’è vero, che in ambiente internazionale le tangenti le versano tutti, la priorità diventa quella di difendere il lavoro e il know-how italiano.
Dove sta quindi l’illegalità o il reato nel difendere la propria impresa?
Nel frattempo, in Italia, la magistratura continua a bastonare duramente Finmeccanica. Mentre il governo indiano bloccava i pagamenti sui rimanenti elicotteri non ancora consegnati dal gruppo, Orsi è stato interrogato nel carcere di Busto Arsizio dal gip di Busto Arsizio, Luca Labianca. Durante l’interrogatorio l’ad di Finmeccanica ha consegnato la lettera di dimissioni dall’incarico di presidente. Una decisione dettata dalla speranza di riuscire a “rasserenare il clima che si è venuto a creare in conseguenza delle indagini”. Clima che, purtroppo, la magistratura continua a infuocare.
Lo sport preferito dai magistrati italiani: il masochismo.
Non sono a favore delle "mazzette", ci mancherebbe altro, ma neppure all'azione giustizialista al limite del masochismo della magistratura in questa occasione.
D’altra parte, dopo la debolezza palesata dal governo italiano sulla vicenda Marò, l’India ha capito di poter fare la voce grossa nei nostri confronti ed attuare il diktat "di concedere una settimana di tempo per addurre ragioni per loro valide per non annullare il contratto". Certo, tenersi la mazzetta italiana e rimediare anche quella francese fa molto comodo agli indiani!
Appare in ogni caso scontato come l’ennesima indagine della magistratura su Finmeccanica provochi evidenti danni all’azienda, ma ciò che stupisce maggiormente è l’arresto stesso di Orsi. Un fatto assurdo, in quanto è noto che tutte le imprese che operano su contratti importanti all’estero debbano pagare tangenti per avere le commesse. Se è vero, com’è vero, che in ambiente internazionale le tangenti le versano tutti, la priorità diventa quella di difendere il lavoro e il know-how italiano.
Dove sta quindi l’illegalità o il reato nel difendere la propria impresa?
mercoledì 30 gennaio 2013
I numeri parlano chiaro: pronto il governo Monti-Bersani-Vendola. Ma nessuno osa dirlo ai propri elettori
OFF
L'ultimo
sondaggio in ordine di tempo è quello di Tecnè, commissionato dal canale
televisivo Sky.
Con quella porcata di legge elettorale in vigore (architettata nel 2005 dall'allora ministro leghista per la "complicazione istituzionale" Roberto Calderoli per impedire esplicitamente una maggioranza al centro-sinistra), è riuscita a far crollare il governo Prodi che verrà eletto con una maggioranza risicata allora e riuscirà anche ad impedire a Bersani di ottenere una maggioranza al Senato nel prossimo parlamento.
La vergogna è tutta qui. come una vergogna è stato l'atteggiamento del PD che sia all'epoca del governo Prodi ma anche durante il governo Monti ha affossato qualsiasi tentativo di riforma elettorale.
Avranno pensato i vertici del Partito Democratico che in fin dei conti avere il 55% dei deputati con appena il 30% dei voti era una gran bella cosa, alla faccia della democrazia.
L'unica controindicazione? Imbarcare anche Monti, affidandogli qualche ministero pesante - come ad esempio quello dell'Economia - per continuare quella presunta opera di risanamento dei conti pubblici che altro non è che il continuo dissanguamento della stragrande maggioranza dei cittadini per ingrassare le già grasse tasche dei loro amici banchieri, come dimostra il caso Monte Paschi.
Lo schema è questo, con l'unica controindicazione di tacere sugli accordi presi fino al giorno delle elezioni, in modo che ciascuno possa rastrellare a man bassa i voti dei loro rispettivi elettori, senza mostrare il volto dell'opportunismo che contraddistingue questa operazione politica.
Monti da una parte attacca Vendola, Vendola dall'altra attacca Monti malgrado entrambi sanno già che dovranno sopportarsi a vicenda: il sinistrato presidente della Puglia è evidentemente quello in maggior difficoltà.
Il regolamento da lui sottoscritto prevede che dovrà obbedire ciecamente al volere di Bersani (ogni provvedimento verrà votato a maggioranza nelle riunioni congiunte dei gruppi parlamentari, dove SEl conterà meno del 10% a fronte del 90% del PD).
Ormai la sua creatura politica - SEL - si dissangua ogni giorno di più e ormai viaggia intorno al 3%: per lui non resta altro che un ministero di second'ordine come Ambiente o Cultura dove potrà "esprimersi" liberamente, senza disturbare i manovratore.
Intanto però guai a dirlo in giro: Monti con Vendola? Vendola con Monti? Mai e poi Mai, continuano a ripetere ossessivamente ai propri elettori.
Dopo il 25 febbraio 2013 ne riparliamo....
Con quella porcata di legge elettorale in vigore (architettata nel 2005 dall'allora ministro leghista per la "complicazione istituzionale" Roberto Calderoli per impedire esplicitamente una maggioranza al centro-sinistra), è riuscita a far crollare il governo Prodi che verrà eletto con una maggioranza risicata allora e riuscirà anche ad impedire a Bersani di ottenere una maggioranza al Senato nel prossimo parlamento.
La vergogna è tutta qui. come una vergogna è stato l'atteggiamento del PD che sia all'epoca del governo Prodi ma anche durante il governo Monti ha affossato qualsiasi tentativo di riforma elettorale.
Avranno pensato i vertici del Partito Democratico che in fin dei conti avere il 55% dei deputati con appena il 30% dei voti era una gran bella cosa, alla faccia della democrazia.
L'unica controindicazione? Imbarcare anche Monti, affidandogli qualche ministero pesante - come ad esempio quello dell'Economia - per continuare quella presunta opera di risanamento dei conti pubblici che altro non è che il continuo dissanguamento della stragrande maggioranza dei cittadini per ingrassare le già grasse tasche dei loro amici banchieri, come dimostra il caso Monte Paschi.
Lo schema è questo, con l'unica controindicazione di tacere sugli accordi presi fino al giorno delle elezioni, in modo che ciascuno possa rastrellare a man bassa i voti dei loro rispettivi elettori, senza mostrare il volto dell'opportunismo che contraddistingue questa operazione politica.
Monti da una parte attacca Vendola, Vendola dall'altra attacca Monti malgrado entrambi sanno già che dovranno sopportarsi a vicenda: il sinistrato presidente della Puglia è evidentemente quello in maggior difficoltà.
Il regolamento da lui sottoscritto prevede che dovrà obbedire ciecamente al volere di Bersani (ogni provvedimento verrà votato a maggioranza nelle riunioni congiunte dei gruppi parlamentari, dove SEl conterà meno del 10% a fronte del 90% del PD).
Ormai la sua creatura politica - SEL - si dissangua ogni giorno di più e ormai viaggia intorno al 3%: per lui non resta altro che un ministero di second'ordine come Ambiente o Cultura dove potrà "esprimersi" liberamente, senza disturbare i manovratore.
Intanto però guai a dirlo in giro: Monti con Vendola? Vendola con Monti? Mai e poi Mai, continuano a ripetere ossessivamente ai propri elettori.
Dopo il 25 febbraio 2013 ne riparliamo....
Già, ne riparleremo...
sabato 22 dicembre 2012
Monti si è dimesso, il Colle avvia le consultazioni
ON
Mario Monti si è presentato al Quirinale per
formalizzare le dimissioni già annunciate l'8 dicembre
Mario Monti ha lasciato l'incarico. Come aveva annunciato la sera dell'8
dicembre, al termine di un'analoga visita al Quirinale, il capo del governo ha
rassegnato nelle mani del presidente della Repubblica le proprie «irrevocabili
dimissioni», confermando la disponibilità a restare in carica «per il disbrigo
degli affari correnti». Napolitano - si legge in una nota del Colle - «ha preso
atto delle dimissioni» e già dalla giornata odierna «consulterà i presidenti dei
gruppi parlamentari».
Finalmente! Monti e la sua corte di
incompetenti a casa!
Promesse di Monti: rigore, giustizia,
equità, crescita.
Risultato: TASSE, TASSE E SOLO
TASSE!!
Niente rigore, i politici hanno continuato
a rubare, le spese pubbliche sono aumentate, la giustizia languiva e langue, l'equità non ne
parliamo, hanno pagato solo i soliti noti ma le sceneggiate della G.d.F. sulla lotta all'evasione non
sono mancate, crescita: stiamo al 3 % sotto zero!
mercoledì 21 novembre 2012
Election day sì o no?
OFF
Election day il 10 marzo:
divide la scelta di un solo
appuntamento per regionali e
politiche, divide anche la
possibilità di risparmiare
decine di milioni di euro
per tenere la consultazione
elettorale lo stesso giorno
per Lombardia, Lazio e
Molise e per Camera e
Senato.Di cosa stanno
discutendo in questo momento
i partiti?
La questione è tutta di opportunità politica e vede il Pdl schierato per l'election day e il Pd contrario. Al di là dei distinguo, va segnalato che le posizioni erano diametralmente opposte nel 2010, quando le urne furono aperte per il rinnovo di 15 regioni (tra cui Lombardia e Lazio) e per i quattro referendum su nucleare, privatizzazione dell'acqua (due quesiti) e lodo Alfano. Quella volta, tuttavia, si andò al voto in due occasioni diverse (a marzo e a metà giugno). Al governo c'erano Pdl e Lega, ma la polemica che si innescò fu simile a quella di questi giorni, ma a parti invertite. Con il centrodestra contrario all'accorpamento e il centrosinistra favorevole.
Che cosa c'era (e c'è) in palio?
Tutto ruotava attorno alla possibilità di risparmiare 300 milioni di euro votando in un solo giorno. Ma così non avvenne. Oggi invece si discute se risparmiare o meno una cifra complessivamente inferiore: 100 milioni di euro. Circa 50 milioni risparmiati con il voto contemporaneo per politiche e regionali in Lombardia (10 milioni di abitanti), circa 30 milioni di spesa extra non dovuta in caso di contemporaneità delle urne tra politiche e regionali in Lazio (5,8 milioni di abitanti). Dati ufficiali non ce ne sono e i conteggi vanno a spanne. E la stima più attendibile, contando anche il Molise, viene arrotondata per eccesso al numero perfetto.
La questione è tutta di opportunità politica e vede il Pdl schierato per l'election day e il Pd contrario. Al di là dei distinguo, va segnalato che le posizioni erano diametralmente opposte nel 2010, quando le urne furono aperte per il rinnovo di 15 regioni (tra cui Lombardia e Lazio) e per i quattro referendum su nucleare, privatizzazione dell'acqua (due quesiti) e lodo Alfano. Quella volta, tuttavia, si andò al voto in due occasioni diverse (a marzo e a metà giugno). Al governo c'erano Pdl e Lega, ma la polemica che si innescò fu simile a quella di questi giorni, ma a parti invertite. Con il centrodestra contrario all'accorpamento e il centrosinistra favorevole.
Che cosa c'era (e c'è) in palio?
Tutto ruotava attorno alla possibilità di risparmiare 300 milioni di euro votando in un solo giorno. Ma così non avvenne. Oggi invece si discute se risparmiare o meno una cifra complessivamente inferiore: 100 milioni di euro. Circa 50 milioni risparmiati con il voto contemporaneo per politiche e regionali in Lombardia (10 milioni di abitanti), circa 30 milioni di spesa extra non dovuta in caso di contemporaneità delle urne tra politiche e regionali in Lazio (5,8 milioni di abitanti). Dati ufficiali non ce ne sono e i conteggi vanno a spanne. E la stima più attendibile, contando anche il Molise, viene arrotondata per eccesso al numero perfetto.
Quanto si risparmierebbe non
andando a votare a febbraio
per scegliere i governatori
e ad aprile per eleggere il
nuovo governo?I 100
milioni che non uscirebbero
dalle casse dello Stato
riguarderebbero la mera
organizzazione di una
seconda consultazione
elettorale distinta, mentre
nelle spese extra
rientrerebbero i costi
duplicati per materiale,
onorari e altre uscite
legate agli appuntamenti con
il voto. Soldi che in tempi
di crisi, sottolineano i
sostenitori dell'election
day, potrebbero essere
risparmiati e usati
altrimenti.
Votando in un solo giorno si
risparmiano 300 milioni di euro. Perfetto!
Ma se prima di votare si eliminassero
Senato, Regioni e Province, si accorpassoero i piccoli comuni, si dimezzassero i
deputati, si eliminassero i loro privilegi (vitalizi, scorte, finanziamento
pubblico ai partiti, ecc.) e si eliminasse il Presidente della Repubblica unendo
la sua carica con quella del Presidente del Consiglio, quanti miliardi di euro
si risparmierebbero?
Allora non ci prendete per i fondelli
con i risparmi da farsa!
lunedì 15 ottobre 2012
Pakistan, Malala in viaggio verso Regno Unito per cure
ON OFF
Islamabad
(Pakistan), 15 ott. (LaPresse/AP) - L'attivista pakistana
14enne Malala Yousufzai è in viaggio verso il Regno Unito
sull'aeroambulanza fornita dagli Emirati arabi uniti. È
stata ferita il 9 ottobre a colpi d'arma da fuoco dai
talebani che volevano punirla per il suo attivismo a favore
dell'istruzione delle bambine. I medici pakistani hanno
deciso di trasferirla perché sia curata in un centro medico
"che abbia la capacità di fornire cure integrate alla
bambina, che ha riportato gravi ferite", riferisce una nota
dell'esercito.
La decisione di
trasferire la ragazza all'estero, spiega l'esercito, è stata
presa di concerto con la famiglia. A pagare le cure sarà il
governo di Islamabad. Malala, colpita alla testa, dovrà
riprendersi dalle ferite e poi necessiterà di una intensa
"riabilitazione neurologica", spiegano le autorità.
Ieri, intanto, in
Pakistan ci sono state nuove manifestazioni in suo sostegno.
A Karachi in particolare si è tenuta la più grande da quando
è stata ferita, organizzata dal partito Movimento Muttahida
Qaumi, il cui capo Altaf Hussain ha criticato i partiti
islamici, ma anche gli altri, per non aver organizzato
dimostrazioni contro l'attacco.
La giovane era diventata famosa nel 2009 all'età di 11 anni,
per aver tenuto un blog sul sito in lingua locale della Bbc
in cui denunciava gli attacchi dei fondamentalisti islamici
pakistani contro le ragazze e gli istituti scolastici
femminili, per impedire loro di studiare ed emanciparsi.
All'interno del suo diario virtuale, Malala testimoniava la
crudeltà dei talebani e le violenze attraverso cui
mantengono il potere, terrorizzando le popolazioni locali.
La frontiera nord-occidentale è considerata una roccaforte
dei talebani, tanto che in alcune aree vigono la Shariah e
le Corti islamiche, chiamate a giudicare controversie, oltre
che comportamenti e regole di morale.
Questi sono la
maggior parte degli islamici. I talebani sono delle bestie
(chiedo scusa alle bestie se le metto a livello dei
talebani) ignoranti meschini e vigliacchi che se la prendono
con i bambini e che usano come kamikaze donne o bambini per
commettere i loro atroci crimini.
La loro
stupidità religiosa, seguita purtroppo da quasi l'unanimità
delle popolazioni di religione islamica, può essere
riportata a livello deì superstiziosi uomini della pietra
che eseguivano sacrifici umani per confermare la superiorità della religione
in cui credevano.
Purtroppo, il
buonismo di alcuni politici non solo italiani, permette il
loro assurdo comportamento e i loro bestiali omicidi,
sottovalutando il pericolo che questi delinquenti
rappresentano per la civiltà, senza far nulla di serio per
combatterli (vedi l'inutilità delle nostre FF.AA. in
Afghanistan, che sono lì solo per essere presi di mira da
quegli assassini, senza poter fare nulla per combatterli,
anche perché protetti dalla complicità e dalla omertà della
popolazione locale.)
giovedì 11 ottobre 2012
Crisi marò/ Terzi: Se sentenza negativa, controversia tra Stati
OFF
Roma, 11 ott. (TMNews) - Se la sentenza dell'Alta Corte di Nuova Dehli sarà negativa per i due marò italiani trattenuti in India, l'Italia avvierà "tutta una serie di azioni a livello internazionale e quel punto si aprirebbe anche sul piano legale una controversia tra stati". Lo ha detto oggi il ministro degli Esteri Giulio Terzi, durante l'audizione congiunta con il collega Giampaolo Di Paola davanti alle Commissioni congiunte Esteri e Difesa, pur auspicando che tale eventualità "non debba mai avvenire".
Ma noi ce ne infischiamo e non smetteremo mai di ricordare che i nostri due marò sono ancora prigionieri in India. Dimenticati da più di sei mesi. Dal nostro governo e dai media. Ieri si è consumato l'ennesimo capitolo di questa farsa, fatta da un processo interminabile, da rinvii, ricorsi e sospensioni, da arresti e scarcerazioni su cauzione. Ma per Massimiliano Latorre e Salvatore Girone il futuro è ancora avvolto nell'incertezza. La Corte suprema indiana ha cominciato a esaminare, con la dovuta calma, il ricorso dell'Italia per invalidare il processo avviato contro i marò nello Stato del Kerala. Naturalmente l'udienza è stata aggiornata per l'ennesima volta.
Ma quando sarà scritta la parola fine? Nessuno lo sa. Tantomeno il nostro governo, la cui azione per liberarli non è stata né efficace né rapida. Eppure, quando si tratta di far tornare a casa turisti spericolati, viaggiatori a caccia di avventure o volontari che sognano l'immunità, a Roma scattano come molle. Proclami, inviati, mediatori e, spesso, anche cospicui riscatti per ottenere la liberazione dei connazionali rapiti dalla guerriglia di turno. Anche se nessuno dei malcapitati agiva per conto del governo, e per di più in una missione internazionale. Nel caso dei fanti del Reggimento San Marco invece è meglio il silenzio, o quasi.
Ogni tanto, costretti dalle circostanze, i nostri ministri sussurrano qualche frase ipocrita, come ha fatto tempo fa il responsabile degli Esteri Giulio Terzi: «Il dossier è molto difficile ma riporteremo i nostri ragazzi a casa... Il governo segue la questione con la massima attenzione...». Che vergogna, come se nessuno sapesse chi ha dato l'ordine di consegnare alla polizia indiana i nostri due ragazzi, soldati in missione per conto del governo e dell'Onu, in acque internazionali e su una nave italiana. Abbiamo ingoiato rospi indigeribili, dagli sgarbi diplomatici alle forzature dell'inchiesta giudiziaria, ma resta un fatto: da quel maledetto 19 febbraio la questione s'è complicata invece di avviarsi a una soluzione. "Il Giornale" ne ha fatto una battaglia attirandosi anche la malcelata insofferenza del governo Monti, secondo il quale l'eccessiva risonanza mediatica avrebbe peggiorato la situazione e infastidito le autorità indiane.
Come se fosse scorretto o addirittura scandaloso difendere i diritti di due nostri soldati ingiustamente detenuti. Ma sono impazziti? La smettano con la realpolitik farlocca, quella che dovrebbe ottenere risultati senza clamore, quella che ti fa raggiungere obiettivi facendo la gimcana o brigando sottobanco. O strisciando, come ormai siamo abituati a fare. Qui non si tratta solo della libertà di due militari italiani e della serenità di due famiglie, ma parliamo della dignità del nostro Paese. A prendere schiaffi siamo avvezzi, però ogni tanto ci piacerebbe restituirne qualcuno. Niente da fare. Forse è per questo che l'Italia appare isolata. La Nato si è chiamata fuori, la diplomazia europea ha inizialmente abbozzato un interessamento, ma poi si è defilata. Ma come, il governo Monti non godeva di tanto favore e tanto credito internazionale? Ci spieghino, per favore, qual è la verità: Monti non intende spendere credito né favore per i nostri soldati prigionieri in India oppure quel credito e quel favore sono una balla che ci raccontano da dieci mesi? In ogni caso è ora che i professori rompano gli indugi e tornino a occuparsi con maggiore impegno della sorte di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone.
Un governo che chiede ai suoi soldati di rischiare la vita lontano da casa, poi non può dimenticarsi di loro, come se fossero cittadini di serie B. Sarebbe un'infamia. Per questo non li dimentichiamo.
Roma, 11 ott. (TMNews) - Se la sentenza dell'Alta Corte di Nuova Dehli sarà negativa per i due marò italiani trattenuti in India, l'Italia avvierà "tutta una serie di azioni a livello internazionale e quel punto si aprirebbe anche sul piano legale una controversia tra stati". Lo ha detto oggi il ministro degli Esteri Giulio Terzi, durante l'audizione congiunta con il collega Giampaolo Di Paola davanti alle Commissioni congiunte Esteri e Difesa, pur auspicando che tale eventualità "non debba mai avvenire".
Ma noi ce ne infischiamo e non smetteremo mai di ricordare che i nostri due marò sono ancora prigionieri in India. Dimenticati da più di sei mesi. Dal nostro governo e dai media. Ieri si è consumato l'ennesimo capitolo di questa farsa, fatta da un processo interminabile, da rinvii, ricorsi e sospensioni, da arresti e scarcerazioni su cauzione. Ma per Massimiliano Latorre e Salvatore Girone il futuro è ancora avvolto nell'incertezza. La Corte suprema indiana ha cominciato a esaminare, con la dovuta calma, il ricorso dell'Italia per invalidare il processo avviato contro i marò nello Stato del Kerala. Naturalmente l'udienza è stata aggiornata per l'ennesima volta.
Ma quando sarà scritta la parola fine? Nessuno lo sa. Tantomeno il nostro governo, la cui azione per liberarli non è stata né efficace né rapida. Eppure, quando si tratta di far tornare a casa turisti spericolati, viaggiatori a caccia di avventure o volontari che sognano l'immunità, a Roma scattano come molle. Proclami, inviati, mediatori e, spesso, anche cospicui riscatti per ottenere la liberazione dei connazionali rapiti dalla guerriglia di turno. Anche se nessuno dei malcapitati agiva per conto del governo, e per di più in una missione internazionale. Nel caso dei fanti del Reggimento San Marco invece è meglio il silenzio, o quasi.
Ogni tanto, costretti dalle circostanze, i nostri ministri sussurrano qualche frase ipocrita, come ha fatto tempo fa il responsabile degli Esteri Giulio Terzi: «Il dossier è molto difficile ma riporteremo i nostri ragazzi a casa... Il governo segue la questione con la massima attenzione...». Che vergogna, come se nessuno sapesse chi ha dato l'ordine di consegnare alla polizia indiana i nostri due ragazzi, soldati in missione per conto del governo e dell'Onu, in acque internazionali e su una nave italiana. Abbiamo ingoiato rospi indigeribili, dagli sgarbi diplomatici alle forzature dell'inchiesta giudiziaria, ma resta un fatto: da quel maledetto 19 febbraio la questione s'è complicata invece di avviarsi a una soluzione. "Il Giornale" ne ha fatto una battaglia attirandosi anche la malcelata insofferenza del governo Monti, secondo il quale l'eccessiva risonanza mediatica avrebbe peggiorato la situazione e infastidito le autorità indiane.
Come se fosse scorretto o addirittura scandaloso difendere i diritti di due nostri soldati ingiustamente detenuti. Ma sono impazziti? La smettano con la realpolitik farlocca, quella che dovrebbe ottenere risultati senza clamore, quella che ti fa raggiungere obiettivi facendo la gimcana o brigando sottobanco. O strisciando, come ormai siamo abituati a fare. Qui non si tratta solo della libertà di due militari italiani e della serenità di due famiglie, ma parliamo della dignità del nostro Paese. A prendere schiaffi siamo avvezzi, però ogni tanto ci piacerebbe restituirne qualcuno. Niente da fare. Forse è per questo che l'Italia appare isolata. La Nato si è chiamata fuori, la diplomazia europea ha inizialmente abbozzato un interessamento, ma poi si è defilata. Ma come, il governo Monti non godeva di tanto favore e tanto credito internazionale? Ci spieghino, per favore, qual è la verità: Monti non intende spendere credito né favore per i nostri soldati prigionieri in India oppure quel credito e quel favore sono una balla che ci raccontano da dieci mesi? In ogni caso è ora che i professori rompano gli indugi e tornino a occuparsi con maggiore impegno della sorte di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone.
Un governo che chiede ai suoi soldati di rischiare la vita lontano da casa, poi non può dimenticarsi di loro, come se fossero cittadini di serie B. Sarebbe un'infamia. Per questo non li dimentichiamo.
mercoledì 10 ottobre 2012
Il Cdm approva il patto di stabilità
OFF
Dal cilindro del Consiglio dei
Ministri spunta il calo della
tassa per eccellenza: l'Irpef.
Il governo, con la legge di
stabilità, ha deciso di ridurre
di due punti le aliquote sui
primi due scaglioni dell'imposta
sui redditi delle persone. Ma la
decisione è stata presa a
scapito dell'Iva: il
preventivato stop all'aumento
delle due aliquote che doveva
scattare a luglio viene
dimezzato. L'aumento ci sarà, ma
solo da un punto.Ma la legge
di Stabilità contiene tante
norme. Eccole.
CALA L'IRPEF - Arriva
il primo calo delle tasse, che
toccherà tutti. Viene ridotta
l'aliquota sul primo e sul
secondo scaglione: dal 23 scende
al 22%, dal 27 al 26%. Il costo
per la riduzione della prima
aliquota, che si applica su
tutti i redditi, è di 4
miliardi, quello del secondo
scaglione vale un altro
miliardo.
STOP A METÀ
PER AUMENTO IVA - Non
viene eliminato il previsto
aumento Iva di due punti, che
sarebbe scattato dal primo
luglio 2013. L'aumento viene
solo frenato a metà: l'Iva
salirà di un solo punto: dal 10
all'11% e dal 21 al 22%.
TOBIN TAX - Le
risorse della legge di
stabilità saranno reperite,
oltre che con la spending
review, anche con la Tobin
Tax e con una revisione
delle "tax expenditures".
SCONTI FISCO PER FONDO
TAGLIO DEBITO -
Arriva la possibilità di
fare erogazioni liberali al
Fondo per l'ammortamento dei
titoli di Stato e usufruire
di uno sconto fiscale pari
al 19% dell'imposta lorda.
IMU CHIESA - Il
governo ha modificato il
testo della legge
riguardante l'Imu per gli
immobili non commerciali e
quindi anche della Chiesa in
modo da definire il quadro
regolatorio ''in tempo per
il periodo annuale di
imposta'' che decorre dal 1
gennaio 2013.
STATALI, NIENTE AUMENTO IN
BUSTA PAGA -
Confermato il blocco dei
contratti fino al 2014. Per
il 2013-2014 non sarà
erogata neanche l'indennità
di vacanza contrattuale.
L'indennità di vacanza
contrattuale tornerà nel
2015 calcolata sulla base
dell'inflazione programmata.
SALARIO PRODUTTIVITÀ
- Gli aumenti
salariali aziendali saranno
tassati nel 2013 al 10%
entro il limite di 3.000
euro lordi, per una spesa di
oltre un miliardo nel 2013 e
poco meno della metà nel
2014.
STRETTA ASSISTENZA DISABILI
- Stretta sui permessi
previsti dalla legge
104/1992 per il disabile o
per la cura di parenti
affetti da handicap. La
retribuzione per i giorni di
permesso (tre al mese)
scende al 50% a meno che i
permessi non siano fruiti
per le patologie del
dipendente stesso della P.A
o per l'assistenza ai figli
o al coniuge. Sono esclusi
dal pagamento intero quindi
i permessi fruiti per
prendersi cura dei genitori
disabili.
SANITÀ
- Taglio di 1,5
miliardi al fabbisogno
sanitario nazionale, grazie
a una ulteriore riduzione
della spesa per l'acquisto
di beni, servizi e
dispositivi medici.
STOP AFFITTI E ACQUISTI AUTO
E IMMOBILI - Stop
all'affitto e all'acquisto
di nuovi immobili da parte
di tutte le amministrazioni
pubbliche. Ma anche
all'acquisto e il leasing di
autovetture. Prevista una
stretta anche per l'acquisto
di arredi e per le spese di
consulenze informatiche.
TAGLI A REGIONI, RISORSE A
COMUNI IN DIFFICOLTÀ
- Vengono aumentati di 1
miliardo i tagli lineari
previsti dalla prima
spending review per le
regioni a statuto speciale.
Arrivano poi 160 milioni
alla Campania e circa 130
milioni per il Fondo per i
comuni in condizioni di
predissesto.
ESODATI - Arrivano
nuove risorse per gli
Esodati. Si attingerà dal
Fondo Letta.
P.A. - Arrivano
misure per sbloccare i
pagamenti da parte della
pubblica amministrazione nei
confronti delle imprese.
UNIVERSITÀ - Il
budget delle Università
potrà crescere del 3%
all'anno. Per alcuni enti di
ricerca la percentuale sale
al 4.
BENI DEMANIO - Ok
alla vendita dei beni
demaniali attraverso fondi
immobiliari.
TAV E TRASPORTO -
Quasi 800 milioni di euro
per finanziare studi,
progetti, attività e lavori.
1,6 miliardi a partire dal
2013 per il trasporto
pubblico locale. 800 milioni
di euro sono invece
stanziati per la RFI e 300
milioni per l'Anas. 300
invece i milioni di penalità
per lo stop al Ponte di
Messina.
INTERCETTAZIONI MENO CARE
- Arriva la tariffa flat per
le intercettazioni
telefoniche.
PATRONATI A DIETA -
Taglio ai patronati di 30
milioni di euro nel 2014 e
di altri 30 milioni nel
2015.
QUOTE LATTE - Torna
sotto la gestione di
Equitalia la riscossione
delle multe per lo
sforamento delle quote
latte.
CIELI BLU - Per
riuscire a risparmiare le
notti saranno meno ricche di
illuminazione artificiale.
AEREI E NATO - In
arrivo 40 milioni di euro
nel 2013 per la manutenzione
della flotta di aerei
antincendio e 58 milioni di
euro, in tre anni, per la
partecipazione dell'Italia
alla spesa per la
ristrutturazione del
Quartiere Generale della
Nato.
È la solita buffonata: il Grande
Economista non si smentisce mai. Il concetto di equità fiscale proprio non gli
vuole entrare in testa. Diminuire le aliquote più basse significa che anche chi
percepisce redditi stratosferici sborserà meno soldi di adesso. Più giusto
sarebbe stato aumentare le aliquote più alte e far pagare di più i tanti ricconi
che prosperano in Italia. Ma già, tra questi ricconi ci sono anche i sigg.
politici, quindi di aumento delle tasse per loro non se ne parla proprio. Voi
sciocchi che applaudite alla lieta novella sulla diminuzione (ridicola) delle
tasse, ricordatevi di fare i conti alla fine del prossimo anno: controllate
quanto questa diminuzione ci sarà costata tra aumento dell' IVA e aumenti di
tariffe e per i minori (o peggiori, se è ancora possibile) servizi ricevuti!
Ricordatevi: se lo Stato percepisce 10 in meno, poi ce ne fa pagare 20 in più e
quei 20 finiscono sempre nelle tasche dei soliti truci figuri: i nostri
amministratori!
Forse l'unica soddisfazione per
gli italiani, ma nemmeno per tutti, è nell'Imu alla Chiesa, che entrerà in
vigore dal 1 gennaio 2013. Mal comune, mezzo gaudio?
lunedì 8 ottobre 2012
Scintille Vendola-Renzi, "Rottamare rottamatore"
OFF
ANSA-ROMA - "In Renzi c'è una marcata adesione a modelli culturali che io penso debbano essere rottamati". Lo dice Nichi Vendola intervistato da Maria Latella su skytg24. Secondo Vendola bisogna infatti "rottamare la subalternità culturale di certa sinistra al modello liberista che sta scorticando l'Europa". "Tanto Bersani quanto Renzi oggi sono miei competitori - dice Vendola - ma spero che la competizione non scalfisca i rapporti umani e non precipiti nella violenza verbale". "Io ho costruito un pezzo del mio cammino con alcuni dei protagonisti del Pd - dice ancora Vendola - e in alcuni casi li ho contrastati. Ma non tanto per l'età quanto per le posizioni politiche".
Matteo Renzi, a Potenza, ha preferito non rispondere: "La domanda successiva?" ha chiesto. Riferendosi all'assemblea nazionale di ieri del Pd, Renzi ha aggiunto che "è stata una giornata nella quale si sono cercati più i punti di unione e che quelli di divisione: bene così. Adesso il confronto è sulle idee". Poi su Facebook ha precisato: "Vedo che dopo la serenità di ieri qualche candidato alle primarie immagina di alimentare la polemica attaccando gli altri. In modo gratuito peraltro. Va bene così. Ognuno risponde per se stesso. Io non parlo male degli altri, noi vogliamo parlare bene dell'Italia. Per cui invito tutti i miei amici a non cadere nelle provocazioni. Siamo pronti a confrontarci sulle idee ovunque. Ma agli attacchi gratuiti rispondiamo con l'arma più bella, il sorriso"
" Ho ridotto il mio stipendio di altri 50 mila euro - fa poi sapere il governatore pugliese - ci voleva un segno di assoluta sobrietà perché chi fa politica deve sentire il dolore del paese. Non è un modo strumentale di affrontare la questione. Ho molti critici e pochi emulatori".
"La mia campagna per le primarie avrà un costo molto vicino a zero euro" sottolinea Vendola. "Per la manifestazione di ieri - sottolinea - abbiamo speso in tutto 8mila euro. Ci reggiamo sul volontariato, non abbiamo finanziatori privati o gruppi internazionali che mi appoggiano, Anzi, costoro tendono a vedermi come un pericolo che li minaccia". Vendola dice anche di non avere "spin doctor" che gli suggeriscono che cosa dire. "Mi confronto che i volontari che sostengono la mia campagna, poi per il resto me la cavo da solo".
"Penati, come Fiorito - sostiene Vendola -racconta una storia indecente. Dovrebbe liberare il suo seggio e andare a difendersi dai magistrati".
Matteo Renzi replica anche a D'Alema. "Credo che sbagli a dire queste cose - sostiene il sindaco di Firenze - se vincessi io, non morirebbe il centrosinistra". Con una battuta, ha poi sottolineato: " Non sono mica Jack Lo Squartatore". "Se vincessimo noi - ha aggiunto Renzi - porteremmo avanti il rinnovamento negli uomini, nelle idee e nei progetti". Parlando al cinema comunale di Matera, Renzi ha ribadito che, in caso di sconfitta, sosterrà il vincitore delle primarie.
"Dire qualcosa di sinistra? Io non le dico, da sindaco di Firenze le cose di sinistra le ho fatte" replica Renzi alla domanda di un giornalista. "Sono stato il primo sindaco di una città - ha sottolineato - che ha avuto la forza di fare il piano strutturale a volumi zero, con la valorizzazione all'ambiente e contro interessi consolidati. Ho poi messo un buon numero di donne in giunta e introdotto risorse sul welfare e investito in innovazione". Renzi ha poi aggiunto che "c'è chi ha bisogno di dire cose di sinistra per farsi una verginità: il punto vero è che io voglio una sinistra che vinca. Troppo spesso, però c'è una sinistra in Parlamento che si accontenta di partecipare. Io se voglio votare qualcuno che vuole solo partecipare, voto De Coubertin. Io - ha concluso - voglio vincere".
Attacca Renzi anche Rosi Bindi: "Inviterei Renzi a fidarsi non solo di Bersani ma di tutto il partito. La sua assenza da molti è stata giustamente notata come atteggiamento di poca attenzione per chi ha lavorato anche e soprattutto per lui. Era stato invitato, avrebbe potuto riservare questa attenzione nei confronti del massimo organo di rappresentanza del partito".
E questa sarebbe la NUOVA politica? QUESTO è IL NUOVO CHE AVANZA???
A me non importa nulla del PD che prova a vincere qualche elezione giocandosela in casa con candidati tutti propri. A me delle primarie non importa un fico secco. Io voglio sapere quale sarà la politica energetica in Italia, come faremo a non far pagare a famiglie e industrie nazionali bollette esagerate, voglio sapere se l'ILVA di Taranto si può salvare salvaguardando ambiente, occupazione e impresa oppure se la ASL, che negli anni avrebbe dovuto monitorare intende ancora, grazie alle nomine politiche di turno, accontentarsi di abbacchi a Natale per omettere i controlli... A me interessa sapere quali siano i veri rapporti costi/benefici di un rigassificatore o di una centrale nucleare, non mi interessa degli esercizietti scolastici di Bersani&Renzi&Vendol a...
E per i media... BASTAAA!! Non se ne può più di interviste, collegamenti e riprese tv delle varie conventions di Casini, Fini, Vendola, Berlusconi & Company!!
ANSA-ROMA - "In Renzi c'è una marcata adesione a modelli culturali che io penso debbano essere rottamati". Lo dice Nichi Vendola intervistato da Maria Latella su skytg24. Secondo Vendola bisogna infatti "rottamare la subalternità culturale di certa sinistra al modello liberista che sta scorticando l'Europa". "Tanto Bersani quanto Renzi oggi sono miei competitori - dice Vendola - ma spero che la competizione non scalfisca i rapporti umani e non precipiti nella violenza verbale". "Io ho costruito un pezzo del mio cammino con alcuni dei protagonisti del Pd - dice ancora Vendola - e in alcuni casi li ho contrastati. Ma non tanto per l'età quanto per le posizioni politiche".
Matteo Renzi, a Potenza, ha preferito non rispondere: "La domanda successiva?" ha chiesto. Riferendosi all'assemblea nazionale di ieri del Pd, Renzi ha aggiunto che "è stata una giornata nella quale si sono cercati più i punti di unione e che quelli di divisione: bene così. Adesso il confronto è sulle idee". Poi su Facebook ha precisato: "Vedo che dopo la serenità di ieri qualche candidato alle primarie immagina di alimentare la polemica attaccando gli altri. In modo gratuito peraltro. Va bene così. Ognuno risponde per se stesso. Io non parlo male degli altri, noi vogliamo parlare bene dell'Italia. Per cui invito tutti i miei amici a non cadere nelle provocazioni. Siamo pronti a confrontarci sulle idee ovunque. Ma agli attacchi gratuiti rispondiamo con l'arma più bella, il sorriso"
" Ho ridotto il mio stipendio di altri 50 mila euro - fa poi sapere il governatore pugliese - ci voleva un segno di assoluta sobrietà perché chi fa politica deve sentire il dolore del paese. Non è un modo strumentale di affrontare la questione. Ho molti critici e pochi emulatori".
"La mia campagna per le primarie avrà un costo molto vicino a zero euro" sottolinea Vendola. "Per la manifestazione di ieri - sottolinea - abbiamo speso in tutto 8mila euro. Ci reggiamo sul volontariato, non abbiamo finanziatori privati o gruppi internazionali che mi appoggiano, Anzi, costoro tendono a vedermi come un pericolo che li minaccia". Vendola dice anche di non avere "spin doctor" che gli suggeriscono che cosa dire. "Mi confronto che i volontari che sostengono la mia campagna, poi per il resto me la cavo da solo".
"Penati, come Fiorito - sostiene Vendola -racconta una storia indecente. Dovrebbe liberare il suo seggio e andare a difendersi dai magistrati".
Matteo Renzi replica anche a D'Alema. "Credo che sbagli a dire queste cose - sostiene il sindaco di Firenze - se vincessi io, non morirebbe il centrosinistra". Con una battuta, ha poi sottolineato: " Non sono mica Jack Lo Squartatore". "Se vincessimo noi - ha aggiunto Renzi - porteremmo avanti il rinnovamento negli uomini, nelle idee e nei progetti". Parlando al cinema comunale di Matera, Renzi ha ribadito che, in caso di sconfitta, sosterrà il vincitore delle primarie.
"Dire qualcosa di sinistra? Io non le dico, da sindaco di Firenze le cose di sinistra le ho fatte" replica Renzi alla domanda di un giornalista. "Sono stato il primo sindaco di una città - ha sottolineato - che ha avuto la forza di fare il piano strutturale a volumi zero, con la valorizzazione all'ambiente e contro interessi consolidati. Ho poi messo un buon numero di donne in giunta e introdotto risorse sul welfare e investito in innovazione". Renzi ha poi aggiunto che "c'è chi ha bisogno di dire cose di sinistra per farsi una verginità: il punto vero è che io voglio una sinistra che vinca. Troppo spesso, però c'è una sinistra in Parlamento che si accontenta di partecipare. Io se voglio votare qualcuno che vuole solo partecipare, voto De Coubertin. Io - ha concluso - voglio vincere".
Attacca Renzi anche Rosi Bindi: "Inviterei Renzi a fidarsi non solo di Bersani ma di tutto il partito. La sua assenza da molti è stata giustamente notata come atteggiamento di poca attenzione per chi ha lavorato anche e soprattutto per lui. Era stato invitato, avrebbe potuto riservare questa attenzione nei confronti del massimo organo di rappresentanza del partito".
E questa sarebbe la NUOVA politica? QUESTO è IL NUOVO CHE AVANZA???
A me non importa nulla del PD che prova a vincere qualche elezione giocandosela in casa con candidati tutti propri. A me delle primarie non importa un fico secco. Io voglio sapere quale sarà la politica energetica in Italia, come faremo a non far pagare a famiglie e industrie nazionali bollette esagerate, voglio sapere se l'ILVA di Taranto si può salvare salvaguardando ambiente, occupazione e impresa oppure se la ASL, che negli anni avrebbe dovuto monitorare intende ancora, grazie alle nomine politiche di turno, accontentarsi di abbacchi a Natale per omettere i controlli... A me interessa sapere quali siano i veri rapporti costi/benefici di un rigassificatore o di una centrale nucleare, non mi interessa degli esercizietti scolastici di Bersani&Renzi&Vendol
E per i media... BASTAAA!! Non se ne può più di interviste, collegamenti e riprese tv delle varie conventions di Casini, Fini, Vendola, Berlusconi & Company!!
sabato 6 ottobre 2012
Tagli in Regione, Cattaneo si lamenta su Twitter
OFF
''Manca di rispetto a milioni di italiani davvero in crisi'', qualcuno gli ha
risposto fra i primi. ''Non rubo e quindi non ho tesori all'estero - ha elencato
Cattaneo - Vivo di ciò che fra un mese mi verrà dimezzato e tra mutuo, rette,
eccetera non so come fare''. Poi la carriera: ''Se fossi rimasto un dirigente
guadagnerei già ora di più figuriamoci dopo i tagli''. E' più o meno da questo
punto che scatta la reazione della 'piazza' di Twitter, in un dibattito assai
vivace che si trascina a sera, con qualche commento che cerca di capire le
ragioni di Cattaneo e moltissimi che proprio non condividono, tanto che qualcuno
ha proposto ironicamente una colletta.
"Uno come me cosa deve fare?"
Il messaggio in bottiglia ha navigato pochi minuti in Rete, e chi lo ha raccolto ha scatenato subito la sua indignazione contro quello che l'assessore lombardo Raffaele Cattaneo ha scritto su Twitter: ''Ho letto il decreto sul taglio alle Regioni: drastica riduzione dell'indennità entro il 30/11 e nessuna pensione. Uno come me cosa deve fare?''. Cattaneo ha poi argomentato la sua posizione sul rigore imposto agli enti locali dopo il caso Fiorito parlando anche di rischi per la democrazia. Ma la Rete, con lui, che ha spiegato di guadagnare circa 8mila al mese, è stata assai schietta, sullo sfondo di una crisi che impoverisce l'economia ma suscita anche disillusioni verso la politica.
Signor Cattaneo lei deve capire che il popolo italiano, per leggi inique che
premiano persone come lei e al contempo lasciano nell'indigenza persone che
hanno la sua stessa dignità ma bel altra considerazione nella distribuzione dei
salari e nell'equità dei tributi allo stato, vive una situazione di povertà non
dissimile a quella del secondo dopoguerra. Se poi aggiunge anche i rimborsi
elettorali deve convenire, caro signor Cattaneo, che la sua dichiarazione non è
solo discutibile ma suona come un insulto rivolto a chi sopravive con meno di
1000 euro al mese e ha gli stessi impegni di spesa mensili che ha lei. Si
ricreda signor Cattaneo, vada a lavorare veramente, vedrà che cambierà idea,
vada a lavorare davvero.
Iscriviti a:
Post (Atom)
